mercoledì 16 aprile 2008

Il fenomeno del file sharing: conclusioni

CONCLUSIONI


- "Guerra informatica"

E’ indubbio che ogni persona sulla faccia della Terra basa la maggior parte delle proprie azioni sui propri interessi. Di conseguenza è evidente che sia gli artisti, sia le Major, che tutti gli utenti di Internet facciano altrettanto in rete, approfittando il più possibile di ciò che questo mondo gli propone.
Gli interventi precedenti ci mostrano come agiscono tali “attori” quotidianamente, e come essi reagiscono a certi cambiamenti.
Gli utenti hanno a disposizione varie opzioni per ottenere file audio, video e non solo. I siti da cui scaricare tali file a pagamento si contrappongono ai programmi di condivisione file-sharing, e gli utenti scelgono la forma che ritengono più giusta per i propri interessi. Naturalmente molte volte questi interessi sono in contrapposizione con la legittimità assoluta delle loro azioni, e per questo motivo sono consapevoli di poter rischiare sanzioni che svariano da semplici multe a qualche mese di galera.
Ma quando vengono accusati di pirateria informatica perchè condividono file su Internet, non si ritraggono a reazioni anche molto veementi.
Sull’altra “sponda” stanno le Major. Anch’esse, esattamente come gli utenti Internet, devono attuare il proprio interesse: ovviamente ciò comporta spingere il pubblico ad acquistare cd musicali e dvd nei negozi e nei centri autorizzati, piuttosto che permettere loro di scaricarli gratuitamente. Ma il mondo del download gratuito sembra non poter essere fermato, nemmeno quando alcune Major cercano di opporsi a questo fenomeno accusando alcuni utenti di violare la legge e distribuire i file scaricati.
E quando anche la Legge sembra voltare loro le spalle, non gli rimane altro che adeguarsi. Così molte Major hanno cominciato a capire quanto possa essere importante per loro il mercato virtuale, mettendo in vendita i propri prodotti proprio nel mondo che tanto stanno cercando di ostacolare, o quantomeno cercato di ostacolare.
Nel limbo di questa situazione si trovano gli artisti. Essi sono quasi prigionieri delle etichette discografiche a cui loro stessi procurano i guadagni e, molte volte, per chiari interessi economici, si trovano costretti a non schierarsi contro di loro. Ma fra gli artisti c’è chi non se la sente di contraddire i propri fan e darla vinta facilmente a chi se ne approfitta e, soprattutto negli ultimi tempi, comincia a crescere il fronte di coloro che difendono il download gratuito e, anzi, lo incoraggiano. Purtroppo per loro, però, il loro atteggiamento non li aiuta a accaparrarsi ancora più favori e consensi da chi li segue, in modo da poter guadagnare di più nelle uniche possibilità in cui veramente possono farlo davvero, ovvero nei concerti live.
Chi sembra poter risolvere questa situazione e fare, diciamo così, da “paciere” fra le parti, è il mondo di MySpace.
Questo, ormai pienamente ancorato all’interno di Internet, è un mondo dove gli utenti possono dialogare fra loro, ascoltare musica e vedere video in maniera totalmente gratuita. La sua forte espansione, dovuta a un’azione fortemente decisa del marketing sviluppatosi al suo interno, anch’esso peraltro totalmente gratuito, ha convinto molti artisti a utilizzarlo per mettere a disposizione dei propri fan i loro singoli e i loro album, in modo da non costringerli a scaricare rischiosamente questi prodotti.
Nonostante tutto ciò la situazione rimane palesemente complicata e probabilmente ancora per molto tempo continuerà a rimanere tale. Fino a quando ognuno farà solamente i propri interessi, si alterneranno “vittorie” da una parte e dall’altra, che non faciliteranno sicuramente una pacifica e rapida risoluzione del conflitto. Ma forse siamo di fronte a un punto di svolta, con un progressivo avvicinamento e una collaborazione ancora più stretta fra tutti questi fattori. Come già detto, la speranza è che si possa giungere, senza troppi “spargimenti di sangue”, a una riappacificazione fra tutti questi fronti di questa “guerra informatica”.



[Fonte:
http://blog.lucarusso.eu/wp-content/virus.jpg]

Il fenomeno del file-sharing: parte quinta

CHI C'E' DIETRO AL FILE SHARING E CHI NE TRAE PROFITTO?


- Il mondo MySpace


MySpace
è una comunità virtuale, creata nel 1998 da Tom Anderson e Chris De Wolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video.
È attualmente il sesto sito più popolare al mondo, il quarto tra quelli in lingua inglese e il terzo negli Stati Uniti. Questo ci fa capire quanto esso sia diventato importante per milioni di utenti Internet in tutto il mondo, che qui possono liberamente parlare, fare amicizie e conoscenze, ma anche godere di musica e video.
E l’espansione di MySpace continua ad aumentare costantemente a vista d’occhio, e questo grazie anche allo spazio di marketing che si è sviluppato intorno ad esso.
Ma qual è la chiave che ha permesso e sta permettendo a MySpace un tale sviluppo e un’entrata così prepotente del marketing al suo interno?
La risposta è semplice: ogni cosa in MySpace è gratuita.
Tutto, dalla musica ai video, dall’iscrizione alla pubblicità, è completamente libera da impegni economici; e sicuramente è questa la principale attrattiva per milioni di persone ogni giorno e in ogni angolo del globo.

Di seguito vi proponiamo un'intervista, realizzata da Cecchi Leonardo, nei confronti di un'utente membro di un gruppo musicale, che usufruisce di MySpace:
Quando ti sei avvicinato a Myspace?
Ho iniziato ad usare MySpace più o meno un anno e mezzo fa.
Perchè hai deciso di utilizzarlo?
Principalmente perchè mi è stato consigliato per il gruppo. Il MySpace è molto importante per i gruppi emergenti, se vuoi farti un minimo di pubblicità. Quindi ho iniziato col realizzare la pagina per il mio gruppo, poi dopo un po' di tempo ho aperto anche un'altra pagina personale, per puro divertimento.
Che vantaggi / svantaggi hai trovato dall'utilizzo di questo sito?
Allora, per quanto riguarda la pagina dedicata al gruppo ho avuto discreti vantaggi, in quanto ho ricevuto diverse richieste da parte di produttori interessati al mio progetto, anche se preciso che non tutte le proposte sono buone; ovviamente occorre vagliare attentamente sui mittenti. Comunque aggiungendo contatti mi sono creata un gruppo di persone che in caso di concerti sono disposti a venire ad assistere.
Gli svantaggi sono veramente pochi: se non fossi iscritta alla SIAE, ci sarebbe magari il rischio che qualcuno copi le canzoni, ma visto che lo sono al momento non mi vengono in mente altre problematiche.
Per quanto riguarda lo space personale, vantaggi reali non ce ne sono, apparte il fatto che può essere carino scambiarsi i contatti con amici o anche con persone che non conosci.
Lo stesso anche per gli svantaggi: alla fine l'unico inconveniente in cui si può incappare è venire contattato da qualcuno che magari è ritenuto sgradevole, ma si può tranquillamente risolvere il problema non aggiungendolo nella lista degli amici.

Trovi che MySpace aiuti gli artisti? In che modo? Quanta efficacia ha?
Sicuramente ci vuole un po' di fortuna, perchè i produttori non stanno 24 ore su 24 a girare tra le pagine di MySpace e soprattutto non è detto che tu venga contattato da gente seria. In ogni caso, per un gruppo emergente può essere utile avere una pagina MySpace sul web, perchè può giovare molto alla pubblicità. Efficacia ne ha a seconda della fortuna, puoi essere notato come no. D'altra parte sono milioni le pagine MySpace!



[Fonte:
http://www.trackback.it/img/myspace-logo.jpg]


- Gli "attori": artisti, major e utenti

Gli artisti e le major

"Clamoroso dal Canada: artisti contro le crociate anti-pirateria."

Clamorosamente alcuni musicisti canadesi (fra cui Avril Lavigne e i Barenaked Ladies) hanno operato una netta presa di posizione contro le crociate anti-pirateria condotte da numerose multinazionali del settore. Essi hanno specificato come, pur facendo parte di queste etichette discografiche, le loro voci vengono soffocate e come i loro nomi non facciano assolutamente parte di tali campagne.
Questi artisti si sono uniti in un’unica voce, la CMCC (Canadian Music Creators Coalition), basata su tre cardini fondamentali:
  1. Nessuna denuncia per i loro fan;
  2. Minori controlli da parte delle etichette discografiche;
  3. Scomparsa di una politica che faccia il solo interesse degli azionisti.

[Fonte: http://www.ecletticamente.eu/2006/04/28/gli-artisti-contro-le-crociate-anti-pirateria]

Le major e gli utenti

"Sentenza nel Connecticut: condividere non è distribuire."

Alcune major statunitensi si erano scagliate contro un utente secondo loro colpevole di detenere file sul proprio hard disk, in una cartella condivisa.
Il giudice ha giudicato che non ci fossero i presupposti per indagarlo con la seguente ragione: “Porre in condivisione non significa distribuire, e se la distribuzione c’è stata l’accusa deve provarlo”.

[Fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2201827]

Gli artisti e gli utenti

"Iniziativa di alcuni artisti: musica scaricabile da Internet."

Come se non bastasse quanto detto in precedenza, adesso ci si mettono pure gli artisti a fare i “dispetti” alle proprie major.
Alcuni di loro hanno resi disponibili i loro successi esclusivamente su Internet, scaricabili sia a pagamento che in maniera gratuita.
Basta pensare ai Radiohead, che hanno avuto l’idea di vendere sul loro stesso sito web il loro ultimo album, con un prezzo completamente a scelta del pubblico, senza un minimo prefissato; oppure ai Dj’s from Mars, che hanno distribuito in persona il proprio ultimo singolo sia su eMule, quindi in file-sharing, sia su siti a pagamento.
Che sia l’inizio di una nuova era?

[Fonti: http://www.corriere.it/spettacoli/07_ottobre_01/radiohead_album_prezzo.shtml; http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=173607917]

Le major

"Le major dicono sì al download dei film."

Il magazine Jugo lancia quotidianamente molti editoriali su vari argomenti: glamour, tecnologia, Internet, cinema, musica, sport, arte, motori.
Insomma, una finestra costante per parlare del mondo sotto tutte le sue vesti.
Fra questi: scaricare un film da Internet? Ora si può, basta attendere l'uscita del rispettivo dvd.
Dopo la musica, anche il cinema si appresta a sbarcare sul web con il download legale delle pellicole. Le major dell'industria cinematografica hanno infatti deciso di introdurre una nuova modalità di acquisto dei propri titoli che prevede l'uscita in contemporanea del dvd e del download Internet, entrambi acquistabili allo stesso prezzo.

[Fonte: http://www.jugo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3278]

Gli utenti, gli artisti e le major

"Roma, concerto del Primo Maggio: fischi contro le leggi anti-pirateria."

Durante il consueto concerto della festa del primo Maggio a Roma, quando la presentatrice Claudia Gerini ha rivolto un appello contro la pirateria verso gli oltre 500.000 presenti, questi ultimi hanno reagito fischiando ed esprimendo il loro disappunto contro questo tipo di ideologia. I motivi di questa reazione sono da ricercare nel fatto che queste persone si sono sentite dire che gli unici a rimetterci con la pirateria informatica sono gli artisti, quando in realtà è tutto il contrario.
Come conferma anche il cantante Emo dei Linea 77, gli unici guadagni che essi ricavano provengono dai loro eventi live, mentre dalla vendita dei cd solo una minima parte entrano nelle sue tasche.
Il suo invito è molto chiarificatore: “Scaricate pure!"

[Fonte: http://thedevelopers.netsons.org/?p=94]



Parte a cura di Tesi Simone.

Il fenomeno del file-sharing: parte quarta

COME SI AUTOREGOLANO I SINGOLI?


- La visione comunitaria (Self-Regulation)

Le licenze Creative Commons

Creative Commons è un organismo no profit americano, nato con lo scopo della condivisone e dell'utilizzo da parte di terzi di opere creative nel pieno rispetto delle leggi esistenti. E' stato creato ufficialmente nel 2001 negli Stati Uniti da Lawrence Lessig, il quale pubblicò il set iniziale di licenze Creative Commons il 16 dicembre 2002.
Le "CC” si occupano di vari settori, quali per esempio la musica, la cinematografia, la fotografia. Il sito web Creative Commons permette a chi detiene diritti di copyright di liberare le proprie opere creative di alcuni di questi diritti permettendo ad altri di utilizzarle in parte o pienamente attraverso vari tipi di schemi di licenze. All'avvio del progetto le licenze sono state pensate per la legislazione americana, successivamente è stato avviato il progetto iCommons (International Commons) con lo scopo di adattare le licenze CC alle legislazioni delle varie nazioni. Nel 2005, 23 paesi anno preso parte a questa iniziativa.
Le licenze si basano su quattro definizioni chiave:
  • Attribution ("by"): è permesso copiare e distribuire l'opera con l'obbligo di citarne l'autore originale.
  • Non Commercial ("nc"): è permesso copiare e distribuire l'opera solo per scopi di natura non commerciale.
  • No Derivate Works ("nd"): è permesso copiare e distribuire soltanto copie identiche all'opera.
  • Share Alike ("sa"): è permesso distribuire lavori derivati dall'opera solo se distribuiti con licenza identica a quella concessa con l'opera originale.

Esempio: la foto di Luca è disponibile online secondo i termini delle licenze Non Commercial e Share Alike. Camilla vuole utilizzare la foto di Luca in una sua opera d'arte e le due licenze che coprono la foto le impongono di diffondere il suo lavoro con gli stessi termini a cui Luca le aveva concesso la foto.

Le licenze Creative Commons sono state anticipate dalle licenze Open Publication License (OPL) e Gnu Free Documentation License (GFDL): quest'ultimo è un sistema operativo libero (nel senso che è il programma responsabile del controllo e della gestione dei componenti hardware che costituiscono un computer dei programmi che su di esso girano: il sistema operativo mette anche a disposizione dei programmi un'interfaccia software per accedere alle risorse hardware), di tipo Unix cioè quel sistema che ha reso l’informatica una scienza autonoma e non più uno strumento delle scienze matematiche, come semplice applicazione di postulati teorici.
La GFDL si differenzia dalle licenze creative commons in quanto i lavori licenziati con essa vengono distribuiti in forma “trasparente”, ad esempio non usando formati segreti.
Attualmente l’OPL non è in uso, ed è il suo stesso creatore a suggerire di non utilizzarla.

[Fonti: www.i-dome.com/docs/pagina.phtml?_id_articolo=8065-Che-cosa-sono-le-licenze-Creative-Commons-some-rights-... - 35k -; www.wikipedia.org]


[Fonte:
http://farm1.static.flickr.com/88/244578694_465cdcd42d_d.jpg]

Il bollino SIAE

L'apposizione del bollino SIAE ha una funzione di controllo e di garanzia, affinché gli esemplari delle opere oggetto di tale disciplina siano posti in circolazione sui supporti, previa autorizzazione dei legittimi titolari.
Sono tre gli elementi principali che individuano la fattispecie oggetto del bollino SIAE:
  1. Il supporto: per quanto riguarda il supporto, le licenze CC non prevedono alcuna limitazione relativa all'oggetto nel quale devono essere incorporate le opere poste in circolazione.
  2. L'oggetto incorporato al supporto: quanto all'oggetto, il bollino si applica a supporti che che contengono programmi per tutte le categorie di opere che possono essere fatte circolare attraverso una licenza CC.
  3. Il fine: il bollino si applica sui supporti destinati ad essere posti in commercio o ceduti in uso.

[Fonte: www.massimofarina.it/docs/CREATIVE_COMMONS_R_%20ZEDDA.pdf]


Un'immagine del bollino SIAE:

[Fonte:
http://www.duplicazionecdvd.com/img/siae_bollino.jpg]



Parte a cura di Rosignoli Jessica.

Il fenomeno del file-sharing: parte terza

COME REAGISCE LA LEGGE?


- La visione istituzionale (Law-Regulation)

La legge Urbani

Lo Stato Italiano ha varato un'importante legge riguardante il problema della legalità del file-sharing: la legge italiana sul peer-to-peer, anche detta Legge Urbani (dal nome del ministro proponente Giuliano Urbani), è il nome convenzionale attribuito alla normativa della legge 128 del 21 Maggio 2004 della Repubblica Italiana. La materia principale della legge riguarda il finanziamento pubblico per certe attività cinematografiche e sportive, ma con un tipico atteggiamento del legislatore si è regolata anche la distribuzione di opere coperte dal diritto d'autore, anche attraverso il cosiddetto peer-to-peer (si intende una rete di computer o qualsiasi rete informatica che non possiede client o server fissi, ma un numero di nodi equivalenti (peer, appunto) che fungono sia da client che da server verso altri nodi della rete). Prima del 22 marzo 2004, data dell'entrata in vigore del Decreto Urbani, convertito in legge il 18 maggio 2004, non erano previste sanzioni per la condivisione di opere tutelate dal diritto d'autore qualora non vi fosse scopo di lucro. Secondo alcuni interpreti, la sostituzione della locuzione "a fini di lucro" con "per trarne profitto", operato da questa legge, avrebbe introdotto nella legge 22 aprile 1941, n. 633 la possibilità di incorrere in gravissime sanzioni penali, anche per chi, a causa di precedenti interpretazioni della Corte di Cassazione su questa locuzione,fa esclusivamente un uso personale di opere protette dal diritto d'autore ottenute attraverso questa pratica. Pertanto lo scambio di opere protette come avviene tecnicamente nella maggior parte dei sistemi file-sharing sarebbe ricaduto nelle sanzioni penali, poiché i sistemi di condivisione di file più diffusi utilizzano peer-to-peer nelle quali ciascun nodo è sia client che server, ossia i file scaricati sono automaticamente condivisi, anche durante la fase di scaricamento.

[Fonte: www.wikipedia.org]


[Fonte:
http://farm1.static.flickr.com/40/84504259_b0a1c7040a_m.jpg]

Modifiche alla Legge Urbani

Dopo lunga, lunghissima attesa sono finalmente state approvate dalla Camera in via definitiva le sospirate modifiche alla Legge Urbani, modifiche contenute nel DDL 3276-B che trasforma la normativa contro il file-sharing. Novità assai limitate rispetto a quanto a suo tempo promesso dallo stesso ministro Urbani e successivamente dai suoi colleghi di Governo. La normativa così modificata prevede le sole sanzioni amministrative per chi si limita a scaricare dalla rete contenuti protetti.
Le sanzioni diventano penali se l'utente invece condivide con altri utenti via Internet materiali tutelati dal diritto d'autore.
Va sottolineato che il penale viene attribuito anche alla condivisione che non abbia scopo di lucro oltreché, più ovviamente, a chi condivide a scopo di profitto.
Le modifiche comprendono anche l'oblazione di cui a lungo si è parlato, ovvero la possibilità di pagare un'ammenda e le spese procedurali per estinguere il reato commesso, quello appunto di condivisione. Una misura che non cancella però il reato in quanto tale, destinato a rimanere nel certificato penale del soggetto.
Roma, Giovedì 24 Marzo 2005


[Fonte: http://punto-informatico.it/p.asp?i=52069]



Parte a cura di Simonetti Giulia.

Il fenomeno del file-sharing: parte seconda

SCARICARE DALLA RETE E' LEGALE?


- La pirateria informatica

La pirateria informatica è ormai nel nostro e negli altri paesi un processo con il quale è possibile scaricare e riportare su cd i download che l’utente ha scelto.
Secondo i dati della guardia di finanza approssimativamente questa illegalità succhia allo stato ogni anno 13 miliardi di euro. Questo è un commercio molto proficuo in quanto supera di molto il commercio di stupefacenti, e anche se negli ultimi anni sono stati imposti severi controlli che hanno portato al sequestro di 89 milioni di prodotti pirata, i contraffattori e i pirati informatici continuano ad aumentare.
Infatti in questo commercio illegale, come in quello della droga, hanno presso largo spazio le organizzazioni criminali che hanno creato delle vere e proprie fabbriche clandestine, dislocate soprattutto nell’est Europa e in Asia, che producono ed esportano quantità inimmaginabile di materiale pirata venduto a prezzi irrisori rispetto agli originali nelle città occidentali.
Non esiste poi solo la pirateria gestita dalle organizzazioni criminali ma, anche se ha un commercio
imparagonabile all’altro, si possono distinguere altri tipi di pirateria; per esempio i due più frequenti:


[Fonte: http://www.mediazone.info/site/_contentimages/00040200/40232_decreto_pirateria_art.jpg]

Pirateria domestica

La pirateria domestica è una controversa figura che concerne la duplicazione di programmi, musica, videoclip in ambito domestico tramite masterizzazione ad una cerchia ristretta di persone, per lo più in ambito familiare o assimilabile. Legislazioni di alcuni paesi, più spesso in occasione di sentenze, hanno però stabilito la liceità della copia personale ed in alcuni casi l'illiceità di alcune clausole della licenza d'uso, eventualmente in contrasto con tale pratica.
A questa condotta è stata talvolta assimilata anche quella di effettuare aggiornamenti del software senza disporre di licenza e della copia legale da aggiornare, sebbene la considerazione giuridica per queste fattispecie sia in genere notevolmente differente, consistendo a fini legali nell'indebita acquisizione di applicativi.


Pirateria perpetrata sulla rete

Attraverso la rete è possibile vendere o mettere a disposizione gratuitamente programmi non originali. Questo illecito si compone da una parte dall'illecito di chi rende indebitamente disponibile materiale coperto da diritti, e dall'altra dall'illecito dell'utente che ne effettua il download senza averne titolo (è discussa la figura dell'utente che si avvalga di un servizio non lecitamente allestito per l'ottenimento di materiali che ha titolo a procurarsi). Nella pratica può assumere diverse forme: siti web che rendono possibile lo scambio libero e gratuito di software attraverso download e
upload, reti peer 2 peer che consentono di scaricare programmi in violazione del copyright, aste on-line che offrono software a basso prezzo.
La III sezione della Cassazione ha però stabilito che anche se c'è il copyright è possibile scaricare il prodotto, purché non lo si usi a fini di lucro. Questa decisione è stata originata dal ricorso di due studenti torinesi condannati in appello ad una pena detentiva, sostituita da un'ammenda per aver duplicato abusivamente e distribuito programmi illecitamente duplicati, immagazzinandoli su un server del tipo ftp (file
transfert protocol), dal quale potevano essere scaricati da utenti abilitati all'accesso tramite un codice identificativo e relativa password.
Per fini di lucro si intende un guadagno economicamente apprezzabile o di incremento
patrimoniale da parte dell'autore del fatto che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di genere: l'incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall'uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell'ingegno, al di fuori dello svolgimento di un'attività economica da parte dell'autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l'abuso. Chiunque abusivamente duplica per trarne profitto o chi distribuisce, vende o detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE, rischia una pena che va da sei mesi a quattro anni. Coloro che invece riproducono, copiano e diffondono abusivamente in commercio un numero superiore a cinquanta copie tutelate da diritto d'autore rischia una pena che va da uno a quattro anni.

[Fonti: www.wikipedia.org; www.repubblica.it; www.key4biz.it]



Parte a cura di Cecchi Leonardo.

martedì 15 aprile 2008

Il fenomeno del file-sharing: parte prima

CHE COS'E' E DA DOVE NASCE IL "FILE-SHARING"?


- Breve storia

Il file sharing è la condivisione di file all'interno di una rete comune, che può avvenire tramite una rete con struttura client-server o peer-to-peer.
Attualmente sono disponibili diversi programmi di file sharing su reti differenti: la disponibilità dipende parzialmente dal sistema operativo, da differenti reti di comunicazioni aventi differenti caratteristiche (download a sorgente multipla, differenti tipi di ordinamento, differenti limiti nella ricerca, ecc).
Napster (creato dall'informatico statunitense Shawn Fanning) è stato il primo programma di file sharing peer-to-peer (in realtà non propriamente puro, in quanto utilizzava un sistema di server centrali di riferimento) ad aver catturato l'attenzione dei navigatori della rete, tra il 1999 e il 2000.
La struttura di Napster, per quanto tecnicamente vincente, lo rese però facilmente vulnerabile agli attacchi delle majors, infatti fu sufficiente individuare il server centrale per metterlo fuori uso: nel 2001 Napster fu chiuso per ripetuta violazione di copyright e condannato a pagare un indennizzo totale di circa 36 milioni di dollari, cifra che si tentò di pagare trasformando il programma da gratuito a pagamento, il cui prototipo del 2002 però non fu mai reso pubblicamente disponibile.
Dalla chiusura di Napster in poi, proprio a causa dei potenziali rischi giudiziari, gli sviluppatori di software di file sharing hanno iniziato a creare sistemi sempre più delocalizzati, così da evitare che la chiusura di un unico server potesse compromettere il funzionamento dell'intera rete: ecco nascere, quindi, reti ibride e completamente decentralizzate (esempio fondamentale di programmi su piattaforme Open Source), caratterizzate da diversi software client in continua evoluzione (WinMX, Kazaa, eMule, ecc).
La presenza di reti "senza testa" mise subito in luce l'impossibilità di bloccare i sistemi di file sharing, come era invece stato possibile con il precedessore Napster: come è possibile infatti, bloccare un sistema composto da centinaia di milioni di pc autonomi sparsi in tutto il mondo, che scambiano tra loro miliardi di files?
Crescono e si evolvono così tutti i programmi di file sharing, il cui fenomeno si estende in tutto il mondo: eMule per esempio, uno dei più famosi programmi di "scaricamento" utilizzati dagli utenti, conta oggi più di 300.000.000 di download.
Inoltre, in seguito abbiamo assistito ad un ulteriore sviluppo dei sistemi di file sharing nella direzione di software, oltre che delocalizzati, anche in grado di garantire privacy e anonimato.
Un ottimo esempio è Mute: software libero ideato da Jason Rohrer e distribuito nel Dicembre del 2003 con GNU (General Public License), permette il file sharing mantenendo l'anonimato degli utenti, in modo che non sia possibile capire chi condivide o scarica un determinato file. Questo è possibile utilizzando metodi di crittografia asimmetrica (tipo di crittografia che associa una coppia di chiavi per ogni utente: la chiave privata, personale e segreta, utilizzata per decodificare un documento criptato; la chiave pubblica, distribuita per criptare un documento destinato a chi possiede la relativa chiave privata) e il routing probabilistico (instradamento a livello di rete). Per proteggere l'identità di chi condivide i files, ad ogni nodo viene assegnato un indirizzo virtuale, in modo che non sia necessario svelarne il reale indirizzo IP (Internet protocol), il quale identificherebbe la macchina nella rete. In questo modo tutti i messaggi e i download viaggiano sulla rete da nodo a nodo senza che vengano svelati gli indirizzi reali del mittente e del destinatario: ogni nodo svolge la funzione di client, server e router.


[Fonte: http://www.megalab.it/immagini/articoli/mute_file_sharing_p/mute.jpg]


È evidente che sistemi di questo tipo rendono l'individuazione degli utenti decisamente complicata ed estremamente onerosa (occorrono specialisti, strumenti tecnici di alto livello, risorse e tempo); in ogni caso, anche volendo ammettere che le task force governative di turno, riescano a compiere le suddette attività di controllo velocemente e a costo zero, il problema non sarebbe risolto.
Anzitutto anche individuando l'indirizzo IP di una macchina non c'è certezza di individuare l'utente, perché questo può corrispondere a decine o centinaia di utilizzatori (pensiamo ad esempio alle Università o agli Internet Cafè); l'intestatario del contratto può essere un soggetto diverso dall'utilizzatore (contratto intestato al padre, mentre l'utilizzatore è il figlio) e ancora l'indirizzo può essere usato abusivamente (ad esempio facendo war driving su una rete wireless: ovvero collegarsi abusivamente a una rete wireless intestata ad altri e usarla per i propri download).
In conclusione, i sistemi di file sharing si sono evoluti passando da una struttura trasparente e centralizzata ad una crittografata e decentralizzata: tale nuova struttura rende di fatto impossibile controllare, in modo facile ed economico, gli utenti e i relativi contenuti scambiati.
In ogni caso, anche qualora si riescano a decrittografare i contenuti e scoprire l'identità di chi scarica, in tempi rapidi e a costi contenuti, bisogna considerare che il numero degli utenti coinvolti è comunque altissimo (60 milioni solo negli Stati Uniti), in crescita (nel Marzo 2004, Kazaa, allora il più famoso software di file sharing, è stato scaricato da 2 milioni di utenti) e il rischio poi, ad esempio, di risalire a minori alla fine dell'indagine, è molto elevato.

[Fonti: "Dalla criminalizzazione alla legalizzazione del file sharing", studio di Marco Montemagno citato da www.p2pforum.it; www.wikipedia.org; www.sourceforge.net]


- Definizioni


Applicazioni "Client-server" e "Peer-to-peer"

Un'applicazione client-server (letteralmente cliente-servitore) è un tipo di applicazione di rete nel quale un computer client istanzia l'interfaccia utente di un'applicazione connettendosi ad una server application o ad un sistema di database.
Più semplicemente, i sistemi client-server sono un'evoluzione dei sistemi basati sulla condivisione semplice delle risorse.
La presenza di un server permette ad un certo numero di client di condividerne le risorse, lasciando che sia il server a gestire gli accessi alle risorse, per evitare conflitti tipici dei primi sistemi informatici.
D'altro canto, per peer-to-peer (o P2P) si intende una rete di computer o qualsiasi rete informatica che non possiede client o server fissi, ma un numero di nodi equivalenti (peer, appunto) che fungono sia da client che da server verso altri nodi della rete. Mediante questa configurazione qualsiasi nodo è in grado di avviare o completare una transazione.
L'immagine sottostante renderà più semplice la comprensione del funzionamento dei due sistemi.


[Fonte: http://www.ibiblio.org/team/intro/search/peer_to_peer1.gif]


Piattaforme "Open Source"

In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperta) indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione. L'Open Source ha ovviamente tratto grande beneficio da internet.
In tempi recenti, attualmente, l'Open Source tende ad assumere rilievo filosofico, consistendo in una nuova concezione della vita, aperta e refrattaria ad ogni oscurantismo, che l'Open Source si propone di superare mediante la condivisione della conoscenza.

[Fonti: www.repubblica.it; www.wikipedia.org]



Parte a cura di Moruzzi Matteo.

mercoledì 19 marzo 2008

Blog in costruzione

Questo è il blog ufficiale del gruppo di lavoro "Il Mulo 3.0" di Tecniche di Comunicazione in Rete, del corso di Relazioni Industriali e sviluppo delle Risorse Umane, facoltà di Scienze Politiche di Prato.
Il gruppo è formato dal sottoscritto "Capogruppo" Moruzzi Matteo, da Cecchi Leonardo, Tesi Simone, Rosignoli Jessica, Simonetti Giulia; il nostro docende è il Professor Davide Calenda.
A breve sarà inserito il nostro lavoro di ricerca sul fenomeno del "File-sharing".

Buona lettura!